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Alimentazione e malattie dell'intestino

Mal di stomaco

Diverticoli del colon

I diverticoli sono delle cosiddette “estroflessioni” a forma di bolla o sacchetto che dalla parte interna del colon (il più delle volte in quello discendente e il sigma, ma possono manifestarsi anche lungo il resto del tratto traverso e ascendente), si estendono verso l’esterno.  Si tratta della malattia diverticolare, una delle problematiche del colon più frequenti.

Spesso i diverticoli non danno sintomi

Nella maggioranza dei casi i diverticoli non danno sintomi e quindi rimangono silenti fin quando non si manifesterà un’infiammazione, in questo caso parleremo anziché di malattia diverticolare, di diverticolite.

In una modesta percentuale, circa il 20% dei pazienti affetti da malattia diverticolare, si svilupperà una malattia sintomatica complicata dove saranno presenti dolore, meteorismo, stipsi o diarrea.

Nel caso invece di diverticolite e quindi presenza di infiammazione, le persone accuseranno dolore addominale a volte anche forte, lieve stato febbrile, stitichezza, nausea e vomito. Se l’infezione si complica e c’è perforazione della parete del colon avremo peritonite e sepsi con fortissimi dolori dominati e rischio di morte.

Fattori di rischio

I fattori di rischio che portano allo sviluppo dei diverticoli sono sia modificabili che non modificabili.
Tra i fattori non modificabili abbiamo certamente la predisposizione genetica, l’età e il sesso (gli uomini sono più predisposti delle donne).
Tra i fattori modificabili abbiamo sicuramente le abitudini alimentare con un eccessivo consumo di carni rosse, dieta povera di fibre, obesità e fumo di sigaretta.

I meccanismi responsabili dell’insorgenza della malattia diverticolare possono dipendere da un’alterazione del microbiota intestinale che porta a infiammazione cronica di basso grado, una dieta povera di fibre che rallenta lo svuotamento intestinale come anche l’assiduo consumo di carne rossa con un aumento della pressione interna al colon e la formazione delle bolle diverticolari.

Se i diverticoli si infiammano

La diverticolite (infiammazione dei diverticoli), si manifesta quando all’interno dei diverticoli (ricordiamo che sono dei sacchetti/bolle che si possono formare nella parete del colon), si riempiono di feci. Le feci rimangono intrappolate all’interno dei diverticoli portando a stasi batterica e infiammazione grave.

Una corretta alimentazione e attività fisica regolare contribuiscono sia alla prevenzione della malattia che alla regressione dell’infiammazione.

Diverticoli e falsi miti

Per molti anni si è creduto che le fibre, i semi e la frutta secca potessero far peggiorare la malattia creando ulteriore occlusione. Studi recenti hanno dimostrato invece che il consumo di alimenti come il mais, la frutta secca ed in particolare alimenti ricchi di fibra in associazione a regolare attività fisica proteggano dalla malattia diverticolare.

Ecco i fattori protettivi per la malattia diverticolare:
Fibre
Frutta secca (in particolare le noci)
Pop corn
Dieta vegetariana
Attività fisica

Qui i fattori che aumentano il rischio di malattia diverticolare:
Dieta occidentale
Carni rosse
Obesità
Elevata circonferenza vita/fianchi
Fumo
Farmaci antinfiammatori  (ibuprofene, nimesulide, etc).

Come comportarsi a tavola

È importante quindi seguire regole ben precise a seconda dello stadio della malattia divertiolare.

In caso di malattia diverticolare sintomatica non complicata è indispensabile una dieta varia e bilanciata a base di cereali integrali, frutta e verdura e non è necessario evitare semi, noci, pop corn o frutta con buccia. Prima che i cambiamenti indotti dalla dieta si facciano notare potrebbero volerci diverse settimane. Aumentare l’apporto di fibre in caso di stipsi ed idratarsi maggiormente bevendo almeno due litri di acqua naturale al giorno. Aumentare l’esercizio fisico e cessare l’abitudine tabagica.

In caso di diverticolite non complicata (infiammazione dei diverticoli), è indispensabile consultarsi con il medico ed è raccomandato evitare il consumo di fibre. La dieta deve essere pressoché liquida. Alla cessazione dei sintomi e dell’infiammazione si può riprendere la dieta indicata nella malattia diverticolare non complicata.

Nel caso di perforazione dei diverticoli bisogna recarsi immediatamente in ospedale per ricovero, idratazione endovenosa e terapia antibiotica.

Sindrome dell’intestino irritabile: se le emozioni ti scombussolano

La sindrome dell’intestino irritabile è un disordine dell’apparato gastroenterico dovuto all’instaurarsi di particolari condizioni come una dieta errata ma soprattutto fattori di natura emotiva. Possono concorrere anche alterazioni della flora batterica intestinale, virus, malattie immunitarie e, naturalmente, la predisposizione genetica.

Purtroppo è una condizione molto frequente e, anche se benigna, si palesa con disfunzioni intestinali come diarrea o stitichezza, dolori, gonfiore addominale, senso di stanchezza e affaticamento che compromettono la qualità della vita del paziente. Possono inoltre essere presenti sintomi come l’emicrania, ansia e depressione.

E’ una condizione molto più frequente nelle donne e insorge in media tra i 20 e 40 anni di età, proprio il periodo della vita in cui siamo maggiormente esposti a stati di stress. La sindrome dell’intestino irritabile fortunatamente non causa infiammazione o cambiamenti morfologici del tratto intestinale e addirittura non sembra sia i grado di aumentare il rischio di cancro.

Sindrome dell’intestino irritabile, le responsabilità dello stress

Il fattore scatenante è multifattoriale, la principale causa sembrano essere la condizione psico-sociale e gli aspetti emotivi. Non a caso si dice che l’intestino è il nostro secondo cervello e se ci facciamo caso, notiamo come eventi stressanti si riflettano sull’intestino. Pensiamo a quando siamo particolarmente agitati per un esame e non riusciamo a mangiare per lo stomaco ‘’chiuso’’ o abbiamo scariche di diarrea.

Utilizzo cronico di farmaci e abuso di alcol e fumo possono peggiorare i sintomi.

Non solo sintomi gastrointestinali

I sintomi consistono quindi in un’anomala frequenza di evacuazioni che passano da assenti a frequenti, da stitiche a diarroiche. Le feci possono essere particolarmente dure e difficili da espellere o completamente liquide. I sintomi possono essere anche extra intestinali come disturbi ginecologici, di minzione, febbre, dimagrimento e anemia.

Una corretta diagnosi si può fare escludendo malattie infiammatorie come la celiachia, l’intolleranza al lattosio o anche il morbo di Chronn, la rettocolite ulcerosa o il cancro, vista la coincidenza dei sintomi. Quindi gli esami saranno tutti quelli indicati per la diagnosi di queste patologie come la colonscopia, test per la celiachia e l’intolleranza al lattosio, ecografie e analisi di laboratorio.

Alimentazione e sindrome dell’intestino irritabile

Una volta stabilita la presenza di sindrome dell’intestino irritabile, la terapia si basa principalmente sul trattamento dei sintomi ma la prevenzione o il miglioramento dello stile di vita si può avere esclusivamente con una buona educazione alimentare, corretta idratazione ed attività fisica.

L’alimentazione deve essere a basso contenuto di grassi, bisogna bere molto per idratarsi adeguatamente e bisogna evitare fumo ed alcol.

La dieta FODMAP

Con questo particolare tipo di dieta vengono eliminati o ridotti per un determinato periodo di tempo alcuni alimenti ritenuti responsabili delle manifestazioni cliniche della sindrome da intestino irritabile.

Parliamo essenzialmente di carboidrati semplici o a catena corta come il glucosio, il fruttosio, fibre e polioli che risultano difficilmente digeribili poiché vengono metabolizzati dai batteri intestinali producendo gas e liquidi in eccesso, responsabili del dolore addominale e della diarrea o della stipsi.

Il termine FOMAP è infatti l’acronimo di:

Fermentabili

Oligosaccaridi

Disaccaridi

Monosaccaridi

And

Polioli

L’esclusione di questi nutrienti dalla dieta e la loro graduale reintroduzione fatta un po’ alla volta e singolarmente serve per capire quale sia l’alimento che più di altri produce effetti negativi sull’organismo. Questa dieta ha dimostrato beneficio in una buona percentuale di soggetti affetti e ha dimostrato riduzione dei sintomi riducendo in particolar modo flatulenza, dolori addominali, diarrea e defecazione alterata. E’ una dieta che può essere fatta solo per un breve periodo di tempo perché questi nutrienti sono indispensabili per la salute dell’organismo.

Nella fase acuta con presenza dei sintomi è necessario rivolgersi sempre al personale medico per la cura farmacologica mentre per la dieta è consigliabile eliminare dalla dieta tutti gli alimenti contenenti i nutrienti FODMAP.

Nella fase cronica bisogna provare a reintrodurre gradualmente gli alimenti eliminati con la dieta FODMAP cercando di capire quale sia l’alimento più deleterio. Essendo una condizione che varia di persona in persona, ogni soggetto deve imparare a gestirsi e a capirsi per poter eliminare definitivamente l’alimento o gli alimenti responsabili dei sintomi dell’intestino irritabile.

Gli alimenti da preferire in caso di intestino irritabile:

  • Latte e latticini delaottosati (privi di lattosio)

  • Bevande di riso, mandorla e cocco

  • Formaggi stagionati

  • Manzo, pollo, maiale, pesce, uova

  • Nocimandorle e frutta secca in genere

  • Cereali come avena, riso, mais o pasta senza glutine

Gli alimenti da evitare in caso di intestino irritabile:

  • Latticini con lattosio

  • Bevande zuccherate (contegno fruttosio)

  • Verdure come carciofi, asparagi, cavoli

  • Frutta come mele, pere, pesche, ciliegie (particolarmente ricche di fruttosio)

  • Legumi

  • Gomme da masticare e caramelle che contengono polioli come sorbitolo, mannitolo, etc.)

  • Pasta con glutine

È disponibile in rete una lista dei cibi FODMAP facilmente consultabile.

Rettocolite ulcerosa

La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria cornica dell’intestino che interessa esclusivamente l’ultimo tratto intestinale e più in particolare il retto e il colon a differenza del morbo di Crohn (altra malattia cronica dell’intestino), che invece può interessare la totalità dell’intestino.

Nella rettocolite ulcerosa l’infiammazione è continua e in senso ascendente quindi va dal retto verso il colon e, in genere, viene risparmiata la regione per-anale. Se l’infiammazione interessa solo il retto prenderà il nome di proctite, se interessa sia il retto che il colon discendente si parla di colite sinistra mentre nel caso in cui interessa anche il colon traverso e il colon ascendente si indica col nome di pancolite.

L’infiammazione genera delle lesioni della mucosa intestinale che portano a sanguinamento e a formazione di ulcere.

Nella fase acuta dell’infiammazione il danno della mucosa riguarderà solo gli strati più superficiali, ma dopo molti anni in cui si è affetti da questa patologia si può andare incontro a displasie con il rischio di insorgenza di tumore.

I fattori di rischio

Come per la maggior parte delle malattie, anche in questo caso esistono fattori di rischio non modificabili;  quand’è così la genetica ha un ruolo fondamentale: i soggetti predisposti o con familiarità avranno una percentuale molto più alta di ammalarsi di rettocolite ulcerosa.

Tra i fattori modificabili abbiamo invece:

  • l’uso di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) come l’ibuprofene, la nimesulide, l’acido acetilsalicilico, naprossene, etc.

  • Recente sospensione dell’abitudine al fumo di sigaretta nei forti fumatori (studi contrastanti dimostrerebbero infatti che il fumo ‘’potrebbe’’ avere azione protettiva… naturalmente il danno che il fumo provoca all’organismo è maggiore rispetto ai benefici

Come si manifesta la rettocolite ulcerosa

I sintomi principali sono diarrea muco-sanguinolenta e dolori addominali. Nei casi più gravi ci può essere anche febbre e calo ponderale con sintomi extra intestinali. Naturalmente maggiore sarà la parte interessata, maggiore sarà la gravità dei sintomi

La dieta

Non esiste una dieta universale adatta a questo tipo di malattia e a tutti i pazienti da essa affetti, ci possiamo limitare a consigli che poi si devono adattare di persona in persona a seconda delle condizioni, infatti, la dieta sarà personalizzata ed i cibi consigliati per una persona non è detto che siano consigliabili per un’altra.

Ci sono naturalmente alimenti che è meglio evitare a prescindere perché possono peggiorare i sintomi della malattia, tra questi abbiamo:

  • Alcolici e super acolici

  • Bibite gassate

  • Cacao e cioccolato

  • Caffè e bevande con caffeina

  • Carni molto grasse

  • Spezie

  • Formaggi molto grassi

  • Insaccati

  • Fritture

  • Lardo e strutto

  • Pasticceria elaborata

Limitare il consumo di:

  • Asparagi, barbabietola, cavolfiore, cavolo, cipolla, fagioli, pomodori, porro, rabarbaro e spinaci

  • Frutta; Consumo moderato soprattutto di agrumi e banane e sbucciare sempre la frutta.

  • Latte e latticini

  • Pane fresco

  • Pesci grassi e molluschi

  • Fibre (uso moderato)

Gli alimenti consigliati invece sono:

  • Avena e orzo

  • Carni bianche o rosse magre (ok cottura al vapore o ai ferri)

  • Pane tostato, cracker e fette biscottate

  • Pesci magri

  • Prosciutto sgrassato

  • Verdure come carote, finocchi, insalata, melanzane e zucchine

  • Yogurt e alimenti probiotici purché alla rettocolite ulcerosa non sia associata l’intolleranza al lattosio.

È fondamentale mantenere in salute la flora intestinale e quindi evitare una possibile disbiosi.

  • Il consiglio inoltre è quello di aumentare il consumo di acqua.

  • I liquidi ingeriti non devono essere né troppo caldi né troppo freddi perché potrebbero stressare l’intestino

  • Evitare le abbuffate e consumare pasti piccoli durante il corso della giornata

  • Mangiare lentamente per favorire la digestione.

SIBO: l’alterazione batterica nell’intestino da non trascurare

 

L’alterazione batterica nell’intestino– SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) è caratterizzata da un aumento dei batteri che vivono naturalmente nel piccolo intestino dove la loro presenza è abitualmente inferiore a quella dell’intestino crasso.

L’aumento di batteri nel tenue può presentarsi con un ampio spettro di manifestazioni cliniche, dall’assenza di sintomi alla presenza di sintomi lievi e aspecifici fino a quadri di malassorbimento grave.

Poiché, in condizioni fisiologiche, nello stomaco e nella parte iniziale del piccolo intestino ci sono davvero pochissimi batteri se paragonati a quelli presenti nell’ultimo tratto dell’intestino crasso.

I batteri presenti nel tenue sono il riflesso della flora batterica della bocca e della faringe (lattobacilli, enterococchi, streptococchi) che si diversificano in quantità e tipologia procedendo nel tratto gastrointestinale partendo dalla bocca in direzione dell’ano con un aumento di quantità fino all’ordine di grandezza di 1 miliardo nell’ileo, e diversi miliardi nel colon.

Cosa succede nella SIBO?

Nella SIBO c’è una sovra crescita di batteri nel piccolo intestino.

Fattori predisponenti a questa condizione possono essere ad esempio alterazioni anatomiche del tratto gastro intestinale che possono favorire:

  • il reflusso di batteri dal colon verso l’ileo

  • alterazioni della motilità intestinale

  • riduzione dell’acidità gastrica che normalmente sopprime la crescita batterica

Ma anche:

  • farmaci come gli inibitori di pompa protonica

  • l’età avanzata.

Alti fattori possono essere ancora:

  • alterazioni dell’immunità della mucosa intestinale che normalmente inibisce la colonizzazione nel piccolo intestino

  • o ridotta secrezione di pancreas e bile, poiché i secreti di queste due ghiandole normalmente limitano la crescita batterica.

Per la diagnosi di SIBO, è sufficiente effettuare un breath test glucosio o altri esami di laboratorio e strumentali in base al quadro clinico come ad esempio l’ecografia dell’addome o esami endoscopici.

Come si manifesta la SIBO?

Il sintomo più frequente è la diarrea e la necessità di evacuare frequentemente.

C’è una sensazione di malessere generale, l’addome è disteso e possono esserci crampi addominali (motilità accelerata).

Inappetenza, con eventuale nausea e vomito.

Quando grave e prolungata la SIBO può causare anche disidratazione e squilibri elettrolitici gravi, soprattutto in anziani, neonati o lattanti.

In caso di perdita eccessiva di liquidi con le feci, e quando c’è infiammazione marcata le feci diarroiche sono acide e possono anche causare infiammazione e lesioni della cute perianale.

La terapia e l’alimentazione

Per una terapia adeguata è necessario individuare e trattare la causa della diarrea attraverso diversi metodi come antibiotici, antiinfiammatori e dieta garantendo nel caso sia necessario, il ripristino dell’equilibrio elettrolitico.

Riguardo all’alimentazione da tenere durante la fase acuta, non ci sono dati certi, a parte l’idratazione.

Bisogna tener presente che una nutrizione adeguata dopo un episodio di diarrea acuta è importante per facilitare il rinnovamento delle cellule intestinali e se si è inappetenti o si ha nausea e vomito, è consigliato e utile un periodo a dieta liquida.

In generale amidi e cereali bolliti, patatepasta, riso, grano, avena, con un po’ di sale sono indicati nei pazienti con diarrea acquosa.

Si possono consumare cracker, banane, zuppa e verdure bollite.

Gli alimenti ad alto contenuto di grassi dovrebbero essere evitati finché la funzione intestinale si normalizza.

Yogurt a parte, i latticini possono essere difficili da digerire in questi momenti e dovrebbero essere evitati, con la SIBO si instaura infatti un malassorbimento secondario del lattosio.

probiotici possono in qualche caso essere d’aiuto, in particolare i Lactobacillus e Saccaromyces.

Stipsi (stitichezza)

Il colon è la parte finale dell’intestino, è lungo circa 1.5m ed è responsabile della processazione del materiale alimentare non digeribile poiché la maggior parte dei nutrienti è stata assorbita nell’intestino tenue.

Svolge un ruolo essenziale anche nell’assorbimento di acqua ed elettroliti inoltre, produce e assorbe vitamine, forma ed espelle feci.

Il colon discendente contiene le feci che alla fine verranno svuotate nel retto.

La frequenza dell’evacuazione è fisiologicamente accettabile quando si mantiene entro un range di 1/2 volte al giorno fino a una volta ogni 2/3 giorni.

Normalmente il cibo ingerito giunge dopo molte trasformazioni nell’ampolla rettale e viene eliminato in circa 24/36 ore.

Ai fini di una corretta motilità intestinale è fondamentale un adeguato consumo di fibre.

Le feci

Le feci sono composte per il 75% da acqua e per il 25% da materiale solido, che include ad esempio fibre non digerite o batteri, acidi grassi, lipidi e muco.

Anche le persone che non si alimentano devono evacuare perché le feci non derivano solo dal cibo ingerito ma anche dai fluidi corporei.

In condizioni fisiologiche la quantità giornaliera di feci oscilla tra i 150g e i 300 g.

Valori superiori possono essere determinati da dieta vegetariana (grande quantità di fibre) o in caso di diarrea.

Invece, valori inferiori a quelli considerati normali possono essere determinati dal digiuno, soprattutto se prolungato, o dalla stipsi.

I diversi tipi di feci

La forma e la consistenza delle feci dipendono dal tempo che trascorrono nel colon.

In condizioni fisiologiche il colore delle feci varia in funzione degli alimenti assunti e di altre condizioni.

Nella normalità il colore si presenta tra il marrone chiaro e il colore scuro per la presenza di stercobilinogeno, prodotto di degradazione della bilirubina a opera degli enzimi e batteri intestinali.

Le feci verdastre sono tipiche in caso di tifo o infezioni intestinale come il Clostridium Difficile.

Le feci marrone chiaro fino al giallastro indicano l’incompleta digestione dei grassi, sono lucide e untuose.

In questo caso si dice che una persona ha steatorrea, una condizione patologica caratterizzata da notevole quantità di sostanze grasse non digerite nelle feci.

Le feci si presentano in genere voluminose untuose maleodoranti e spesso c’è concomitante diarrea.

Le feci picee (o melena) sono in genere dovute a emorragie gastriche o duodenale, dal tratto GI alto.

Il sangue si altera per azione dei succhi digestivi, una volta digerito assume una colorazione nerastra, fuoriesce mescolato al muco e dà alle feci un aspetto simile alla pece o al catrame.

Colore scuro, con odore piuttosto spiacevole.

Le feci acoliche o ipocoliche sono biancastre, color creta, per mancanza di pigmento biliare (malattie epatiche).

Le feci rosso vivo si hanno per sanguinamenti a livello dell’ultimo tratto GI (colon o emorroidi).

L’emissione di sangue dal retto prende il nome di rettorragia, e in questo caso le feci sono striate di sangue.

Parliamo di ematochezia quando le feci sono miste a flussi ematici o ci sono chiazze.

Stipsi: come riconoscere il disturbo

La stitichezza definisce un disturbo riferito in vario modo dalla popolazione generale, rispetto alla consistenza delle feci e alla frequenza delle evacuazioni.

La diagnosi di stipsi cronica si basa su criteri diagnostici precisi.

Meno di 2 evacuazioni a settimana negli ultimi 12 mesi e presenza per un minimo di 3 mesi di almeno due tra:

  • Meno di 3 evacuazioni a settimana

  • Sforzo evacuativo in almeno il 25% delle evacuazioni, in assenza di lassativi

  • Sensazione di evacuazione incompleta

  • Presenza di feci dure in almeno il 25% delle evacuazioni, in assenza di lassativi

Quando la motilità intestinale rallenta la massa fecale rimane per un tempo maggiore a contatto con le pareti intestinali e la maggior parte del contenuto liquido delle feci viene assorbita.

Le feci di una persona che soffre di stipsi sono dure, secche, scarsamente lubrificate e quindi l’atto della defecazione diventa spesso faticoso e doloroso.

Stipsi: i fattori predisponenti

  • Apporto di liquidi inferiore a 1L al giorno

  • Dieta a basso contenuto di fibre

  • Scarsa attività fisica: con meccanismi non chiariti (rilascio ormoni che regolano motilità intestinale, stimolazione meccanica)

  • Abitudine a rimandare evacuazione

  • Gravidanza

  • Età senile (riduzione motilità intestinale)

  • Patologie intestinali o di altro tipo che diminuiscono la peristalsi (colon irritabileipotiroidismoneuropatia diabeticasclerosi multipla, morbo di Parkinson)

  • Interventi chirurgici su tratto GI

  • Paura del dolore durante la defecazione

  • Farmaci che rallentano motilità GI (oppioidi)

  • Ostruzione meccanica (tumori)

La persona che soffre di stipsi può manifestare principalmente:

  • senso di distensione addominale (con fatica a respirare)

  • tenesmo rettale (sensazione di dover defecare anche se ha appena terminato)

  • meteorismo

  • inappetenza

  • alitosi

  • lingua impaniata (mucosa ricoperta da patina biancastra).

Gli sforzi per far uscire le feci possono contribuire allo sviluppo di:

  • ragadi (lesioni di forma lineare della pelle o delle mucose, come piccoli tagli o lacerazioni)

  • emorroidi (dilatazione delle vene del plesso emorroidario del retto interno o esterno a causa dello sforzo che induce aumento della pressione addominale che si riflette sulle vene).

Per espellere le feci dure la persona ricorre sperso alla manovra di Valsalva, che consiste nell’espirazione forzata a glottide chiusa.

Raramente questa azione può causare problemi più importanti, come uno svenimento, soprattutto in persone con pre-esistenti malattie cardiache o respiratorie.

In persone con trombosi venosa profonda può esserci distacco di un trombo, che può andare a embolizzare il polmone.

Possono esserci lesioni endocraniche.

Un aumento della pressione intraddominale può determinare la rottura di un aneurisma cerebrale.

Terapia

  • Educazione alimentare

  • Cambiamenti nella dieta

  • Lassativi

L’importanza delle fibre

L’integrazione di fibre può sicuramente migliorare i sintomi in pazienti con stitichezza.

La fibra di agrumi e legumi stimola anche la crescita della flora batterica del colon, aumentando massa fecale e lo stimolo della motilità del colon.

La crusca di frumento è una delle fibre più efficaci ma può peggiorare gonfiore e dolore in casi di infiammazione.

Il consumo di grandi quantità di fibre può causare gonfiore addominale o flatulenza.

Iniziare con piccole quantità e aumentare gradualmente.

Tra gli alimenti più ricchi di fibra abbiamo:

  • Legumi

  • Cereali integrali e derivati come pane e pasta

  • Frutta

  • Verdura

  • Frutta secca

Calcoli biliari

I calcoli biliari sono una condizione molto comune, soprattutto nelle popolazioni occidentali.

La malattia, detta litiasi biliare, può non palesarsi anche per lunghi periodi seppur presente, infatti i pazienti posso risultare asintomatici per tutta la vita oppure, improvvisamente, manifestare coliche biliari e malattie correlate come l’infiammazione della colecisti o la pancreatite.

I calcoli possono formarsi a causa del colesterolo o della bilirubina, che è una componente della bile.

  • I calcoli biliari di colesterolo sono il risultato di una complessa serie di eventi metabolici dei grassi proprio perché la bile è la sostanza che l’organismo impiega per scindere i grassi. Se a causa di elevati livelli di colesterolo si supera la soglia di solubilizzazione degli acidi biliari, vengono a formarsi dei cristalli di colesterolo che daranno origine ai calcoli.

  • I calcoli di bilirubina sono invece meno frequenti, si distinguono per il colore tipico nero o marrone e di solito si manifestano per infezioni batteriche da escherichia coli o per anemia falciforme.

Calcoli biliari: i fattori di rischio

  • Ereditarietà

  • Etnia (c’è prevalenza elevate nei nativi americani, per esempio)

  • Età avanzata

  • Sesso femminile e causa degli estrogeni endogeni durante la pubertà o durante la gravidanza ma anche da estrogeni esogeni dovuti a trattamenti farmacologici.

Anche la perdita di peso troppo veloce è un fattore di rischio poiché una dieta a basso contenuto di grassi porterebbe la colecisti a una mancata contrazione generando ristagno di acidi biliari e possibile formazione di sabbia lito biliare. Possiamo quindi includere nei fattori di rischio anche:

  • Diete eccessivamente ipocaloriche a basso contenuto di grassi

  • Chirurgia bariatrica.

I sintomi della litiasi biliare

La patologia si manifesta con dolore addominale poiché i calcoli vanno ad ostruire temporaneamente il collo della colecisti e i dotti biliari inducendo spasmi da parte della colecisti che tenta invano di svuotarsi.

Un fattore scatenante può essere un pasto particolarmente ricco di grassi poiché esso innesta la contrazione della colecisti, per questo motivo la colica biliare si manifesta spesso dopo aver mangiato anche se, una buona percentuale di casi si manifesta di notte lontano dai pasti.

Sintomi tipici della litiasi biliare che si possono manifestare sia in presenza che in assenza di colica sono:

  • Eruttazione

  • Sazietà precoce o pienezza dopo i pasti

  • Rigurgito

  • Gonfiore addominale

  • Bruciore epigastrico o retrosternale

  • Nausea e vomito

  • Dolore toracico

  • Dolore addominale non specifico

In presenza di anche soltanto uno di questi disturbi è opportuno rivolgersi al medico che valuterà la situazione ed eventualmente prescriverà alcuni esami.

La diagnosi può essere fatta attraverso ecografia con un’accuratezza del 95% o nei casi più complessi, attraverso ecografia endoscopica o risonanza magnetica.

La prevenzione si basa su uno stile di vita sano

Lo stile di vita sano può aiutare a prevenire la malattia. Fondamentale ai fini della prevenzione:

  • Mantenere il normopeso

  • Dieta equilibrata senza eccesso o difetto

  • Attività fisica regolare

  • Prevenire l’insulino resistenza

  • Mantenere intervalli regolari tra i pasti per migliorare lo svuotamento della colecisti e ridurre il rischio di formazione dei calcoli.

In particolare, l’attività fisica migliora anche la motilità intestinale, aiutando lo svuotamento della colecisti.

A tavola: 3 divieti e 3 consigli

Sia per la prevenzione che in caso di terapia è fondamentale evitare cibi eccessivamente ricchi di grassi.

Vietati

  1. Evitare la frittura

  2. Evitare carboidrati raffinati come pasta biancapane bianco e bibite zuccherate perché possono portare ad insulino resistenza che, come abbiamo visto, è correlata a questa patologia.

  3. Fare pasti regolari

Consigliati

  1. Scegliere una dieta ricca di fibre, minerali, vitamine

  2. Praticare almeno 150 minuti di attività fisica a settimana

  3. Seguire i principi della dieta mediterranea è il consiglio più appropriato.

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